Giugno 2021

La Maschera della Felicità



Non necessariamente siamo sempre e costantemente felici, nemmeno quando, per abitudine o necessità, ci stampiamo un bel sorriso sulla faccia mentre dentro il mondo diventa un turbine di emozioni e conflitti alimentati dalle lacrime non versate.

Ognuno è libero di mostrarsi sotto la veste che preferisce, ma l’ideale sarebbe di apparire per ciò che veramente siamo e ciò che realmente sentiamo: nulla infatti ci vieta di essere trasparenti nel nostro sentire, dimostrando l’autenticità che ci appartiene.

Troppo spesso quella maschera condiziona i nostri gesti e le nostre parole: ma è sempre la cosa migliore nascondersi dietro un’apparenza che nulla ha a che fare col nostro percepire?

Ogni situazione, ogni incontro, ogni relazione, ogni circostanza che incontriamo suscita in noi un sentimento che può rivelarsi più o meno significativo per l’impatto sulla realtà e sull’interiorità di cui siamo nutriti.

Ogni emozione cela il proprio significato più recondito che, nell’individualità della persona, è indice di uno stato d’animo, di una presa di coscienza, di una consapevolezza rappresentativi della specificità vissuta, delle peculiarità imprescindibili e del vissuto caratterizzante il singolo.

Indossare una maschera può trarre nell’ingannevole gioco di un’erronea prospettiva che vede mantenere la falsità di un sorriso seppur il finto volto è stato calato: ciò può portare a mentire anche a sé stessi nel momento in cui quella facciata diventa un’abitudine difficile da scrollarsi di dosso e molto pratica nel mantenere un’apparente calma e serenità.

Ciò significa che mentire velatamente agli altri può divenire un vero e proprio mentire a sé stessi, condizionando non solo la propria vita ma anche il proprio lato energetico-emozionale, imponendo un atteggiamento fuorviante rispetto al naturale percepire e vivere i sentimenti. Impedendosi di ascoltare ciò che è percezione del cuore e, di conseguenza, di viverla, si va a creare una sorta di struttura interiore che blocca ciò che si pensa possa essere dannoso o doloroso. La spontaneità viene quindi sostituita da un controllo perenne che limita le azioni, le parole, i gesti e gli stessi sentimenti ed influenzando la persona al punto da non renderla più autonoma nella gestione della forza interiore e nel rivelarsi umanamente sensibile, rinvigorendo invece la corazza che custodisce quella che può divenire una bomba ad orologeria innescata e pronta ad esplodere in qualsivoglia momento.

Ecco, questa non è la soluzione ottimale per registrare un’emozione, viverla e comprenderla nei suoi sviluppi: placare l’interiorità è celare una parte significativa e coinvolgente, simbolo e rappresentazione di sé stessi.

L’emozione vissuta, esposta alla luce del giorno ed allo sguardo della gente non è una vergogna: in passato insegnavano che non era dignitoso esporre il proprio lato emozionale, ma che la tristezza, la paura, la malinconia, la fragilità interiore andavano ben nascoste all’occhio indiscreto della folla. Questo aiutava solamente a occultare una parte fondamentale della personalità, mascherando l’integrità propria dell’individuo.

Oggi le emozioni possono essere facilmente manifestate (se lo si desidera e non si è costretti da una rigida educazione o da credenze limitanti), ma non sempre è facile lasciarsi andare ad un’esternazione che rivela con autenticità chi siamo. Nonostante le difficoltà nell’esprimere correttamente e consciamente il proprio sentire, rimane ineluttabile che la verità nascosta dietro una percezione manifestata è la facciata più naturale da innalzare nella sua totale integrità: non c’è da aver paura, non c’è da vergognarsi, non c’è da nascondersi.

La tristezza merita di essere vissuta come la veritiera felicità per un lieto evento; la stessa malinconia va apprezzata così come la leggerezza gioiosa di chi si lascia andare e si concede di accogliere il proprio universo emozionale, nella complessità di ogni sua manifestazione. Ogni sentimento racchiude il proprio significato per ciascuna circostanza vissuta, specifico di ciò che abbiamo provato relativamente a quanto incontrato.

Lasciar cadere la maschera del sorriso forzato consente di rivelare un volto veritiero e fiero della propria integrità che, nel momento in cui prova reale felicità, risplende di una luce propria che abbaglia per la lucentezza che dal cuore stesso viene sprigionata.

 

Gessica Mansutti

 

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